La seconda parte del progetto Abitare la mia casa differisce ampiamente nelle modalità dal primo percorso proposto. Si tratta, in questo caso, di ideare una spinta laboratoriale permanente in grado di arricchire le attività educative quotidiane.

La possibilità di lavorare sugli aspetti della quotidianità è utilizzata nei processi creativi come occasione effettiva di cambiamento sul terreno della realtà concreta, per “apprendere ad abitare meglio il mondo”. (Pinto, 2010, p. 131)

Queste attività, grazie all’aiuto di questo progetto, possono essere orientate ad un’unità di percorso, che inviti gli ospiti a interagire, tra loro e con l’educatore, con maggior successo, ricordando i momenti trascorsi nella struttura e confrontandosi su di essi. Questo progetto, dunque, cerca di conciliare il lavoro degli educatori con la percezione degli anziani a cui essi si rivolgono.

È fondamentale, a mio avviso, creare un’alleanza di lavoro, sulla base tale che consenta all’anziano di depositare la sua storia, non cercando di essere troppo adulto, pieno di iniziative, nelle mie potenzialità adulte, ma di essere nella disponibilità a incontrarlo dove lui mi dice di essere. La mancanza di legami non attiva le risorse dell’anziano e la sua energia è spesa per gestire il vuoto. Per Minkowski l’individuo è immerso e avviluppato dall’ambiente e da questo ne dipende, anche in modo molto intimo, in quanto la persona sente l’ambiente prima ancora di conoscerlo (Arcaro, 2017, pp. 6-7).

Oggetto di questo progetto è anche la necessità dell’anziano di orientarsi nello spazio di vita, sia dal punto di vista spaziale, sia dal punto di vista temporale. L’idea prende forma anche grazie all’osservazione di alcuni cataloghi di arredamento per case per anziani e dalla lettura di studi sulle esigenze delle persone con demenza, le quali possono essere in parte incontrate tramite la progettazione di un arredo strutturato appositamente per loro.

Questa seconda parte del progetto Abitare la mia casa, si svolge nel centro diurno della Fondazione Santa Tecla e consiste nell’installazione, all’interno di esso, di moduli assemblati tra loro, simili per forma e composizione a quelli in ceramica del progetto precedente, ma con una funzione diversa. I moduli di questo secondo “villaggio parietale”, infatti, sono costruiti in legno, sono strutture interattive e hanno la funzione di ospitare le informazioni orientative spazio-temporali e i prodotti delle attività o delle iniziative degli ospiti. Il villaggio è costituito da sei moduli triangolari (tre moduli di h 15 cm x b 40 cm e tre moduli di h 20 cm x b 30 cm) e undici moduli rettangolari (30 x 40 cm) associati tra loro, ognuno dei quali ospita un determinato tipo di informazione. La composizione delle superfici va a formare una bacheca interattiva, all’interno della quale, immagini e informazioni sono realizzate su fogli di legno, che vengono appesi, tramite dei piccoli fori, a gancetti di metallo precedentemente inseriti nella struttura. A seguire, l’elenco delle tipologie di pannelli utilizzate.
Pannelli orientativi
Pannello Stagione: ospita la riproduzione un albero nello stato di foliage consono alla stagione corrente, affiancato dal nome della stagione.

Pannello Calendario: contiene tutte le informazioni relative alla data del giorno: il numero del mese, il mese, il giorno della settimana, l’anno corrente.

Pannello Orologio: posizionato in alto, come se fosse la parte superiore di un campanile; al suo interno è installato un orologio da parete.

Pannello Meteo: sotto la scritta “che tempo fa?” è possibile appendere una targa che porti il simbolo del meteo quotidiano. Sono disponibili targhe che rappresentano sole, variabile, nuvole, nebbia, neve, pioggia.

Pannello Ospiti: al suo interno, sono appese le fotografie dei volti di tutti gli ospiti presenti nel periodo corrente. Esporre i le fotografie personali degli anziani può aiutarli a mantenere il proprio senso di identità.
Pannelli didattici
Pannello Attività: sotto le scritte “mattina” e “pomeriggio” è possibile appendere una targa che riporta simbolicamente le attività proposte, variando tra tombola, giochi, stimolazione cognitiva, laboratorio, rosario, ballo.

Pannelli Punti Gioco: incontrano l’entusiasmo degli anziani per i giochi di da tavolo a punti, in modo particolare per la tombola. Ogni mese, nella Fondazione Santa Tecla si raccolgono i punteggi di ciascun anziano che partecipi a giochi a punti, per poi selezionare dei vincitori a fine mese. Molti degli ospiti sono particolarmente interessati a questo tipo di competizione, e i pannelli Punti Gioco ne agevola lo sviluppo. Essi presentano trenta piccoli pallottolieri, contenenti dieci perline di legno ciascuno. Su ogni perlina di legno sono riportati i numeri tre, cinque, e dieci, i valori dei punteggi che è possibile ottenere tramite i giochi svolti. A seconda di come si gira e si sposta la perlina attorno al bastoncino, è possibile scegliere un punteggio e tenerne il conteggio. Accanto ad ogni pallottoliere è possibile attaccare il nome dell’ospite a cui esso corrisponde, in modo tale da poter segnare mensilmente il punteggio di ciascuno.

Pannello Disegni: vi si può appendere il disegno di un ospite, ogni giorno diverso, per esporlo e commentarlo. L’attività di colorare disegni, infatti, è la più frequente nell’istituto e in questo modo è possibile renderla più gratificante e relazionale.
Pannelli dei ricordi e pannelli relazionali
Pannello Foto: ospita le fotografie degli ospiti e delle attività da loro svolte all’interno dell’istituto. L’esposizione di fotografie è molto utile non solo per orientarsi, ma anche per avviare discussioni, confronti, ricordare insieme esperienze condivise.

Pannello Posta: sulla sua superficie è installata una piccola scatola, aperta nel lato superiore, in grado di contenere eventuali messaggi o disegni che gli ospiti desiderano scambiare tra loro o con educatori e familiari.
L’ideazione del Villaggio Interattivo ha suscitato grande entusiasmo negli educatori, che hanno proposto di utilizzare il medesimo schema modulare interattivo per altre aree dell’istituto, come, per esempio, il SAPA (Sezione Alta Protezione Alzheimer). La struttura modulare componibile, infatti, consente di adattare questo accessorio a spazi di dimensioni e forme diverse e, soprattutto, alle differenti esigenze degli ospiti. 

Una volta installato Il Villaggio Interattivo nel centro diurno, agli anziani è stato illustrato il progetto e un’educatrice ha spiegato loro come approcciarsi al materiale nei pannelli che lo consentono. In seguito, la stessa educatrice ha cominciato a svolgere la sua attività quotidiana facendo riferimento alla bacheca.
Al termine delle attività svolte, è stato chiesto, agli educatori e agli ospiti, di valutare l’esperienza vissuta, con particolare riferimento alla sfera relazionale. A seguire, i commenti raccolti.


È molto bene organizzato! (ospite)

È bellissimo, e ci sarà utile! (ospite)

Penso che il Villaggio Interattivo, oltre ad essere gradevole da osservare, possa essere considerato un valido supporto su piano educativo per vari aspetti. In primo luogo, permette di promuovere negli ospiti del centro una ricollocazione spazio-temporale continua, grazie alla possibilità di fare giornalmente memoria della data e del luogo: tenendo aggiornato questo strumento, si tengono aggiornate anche le menti dei nostri ospiti. Inoltre, promuove una sorta di soddisfazione personale attraverso la possibilità di mettere in risalto alcuni lavori dei nostri ospiti. Infine, può essere anche promotore di relazione e di scambio sociale, grazie allo spazio per affiggere alcune foto scattate ai nostri ospiti in quel periodo, permettendo un’osservazione, uno scambio di opinioni, stimolando la conversazione (educatrice).
Il tema della casa, in questo tipo di attività, potrebbe sembrare lontano. Tuttavia, la forma della bacheca non è casuale: essa vuole sottintendere come la relazione in atto nelle attività collettive sia parte essenzialmente costitutiva, per l’ospite, dell’esperienza di “sentirsi a casa”. Da quest’ultima, infatti, può nascere l’iniziativa personale di dedicare alla comunità abitativa uno spazio, nel proprio mondo interiore, che sia affettivo ed evocativo delle esperienze di accoglienza vissute nel passato.

Quest’”ambito di scambi” va giudicato con criteri estetici, cioè analizzando la coerenza della sua forma, poi il valore simbolico del “mondo” che propone, dell’immagine delle relazioni umane che riflette […]. Cos’è ciò che chiamiamo forma? È un’unità coerente, una struttura (entità autonoma di dipendenze interne) che presenta le caratteristiche di un mondo (Bourriaud, 1998, p.18).

Dunque, simili nella forma, Il Villaggio dei ricordi condivisi e Il Villaggio Interattivo condividono anche, in parte, la loro intenzione. Ancora nel primo laboratorio, durante l’iniziale raccolta di idee, qualcuno aveva detto: “casa è relazione” e, durante le interviste, era stato riferito: “casa è quando dici: ‹‹io con quello lì ci andrei anche sotto un ponte››. La casa è il luogo della relazione, l’emozione di ricordare le persone care…”.

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